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Il Bracketing…questo sconosciuto

Una delle tecniche più importanti ma spesso scarsamente conosciute è quella del bracketing.

Si tratta di un modo molto utile per ottenere fotografie correttamente esposte anche in mancanza di filtri di compensazione.

A tutti è nota l’impossibilità di realizzare un’immagine corretta – come esposizione – in tutte le zone inquadrate. Questo è dovuto al fatto che la parte superiore di ogni inquadratura sarà SEMPRE più luminosa di quella inferiore poiché tutte le fonti di illuminazione, naturali o artificiali, sono sempre residenti in tale posto.

Vi sarà  certamente capitato di scattare una fotografia ad un magnifico tramonto e poi vedere l’immagine relativa inevitabilmente troppo chiara nella zona del cielo o terribilmente scura nella parte inferiore. In questo caso la rabbia avanza inesorabile e, sicuramente, fa pensare di essere incapaci a realizzare immagini decenti. Non è così e vedremo come rimediare.

Innanzi tutto perché succede questo? Succede perché la risoluzione raggiungibile dalle nostre reflex digitali, nel migliore dei casi, è pari a circa 50 Mpx , utilizzando un sensore full frame di ultima generazione. L’occhio umano riesce a “dirimere” le differenze di luce come se fosse un sensore da circa 130 Mpx e, quindi, infinitamente più “performante” del migliore sensore oggi in commercio. Ecco perché noi, ad occhio nudo, vediamo perfettamente le differenze di luminosità e il sensore della reflex invece no. Semplicemente non ce la fa.

E allora? Allora lo dobbiamo aiutare o con i filtri (dei quali abbiamo già parlato), oppure con esposizioni multiple dette, appunto, BRACKETING che appariranno corrette “a zone”. 

Avremo in sostanza una foto “centrale” che non sarà certamente ottimale, una sottoesposta che servirà a salvare le zone più luminose ed una sovraesposta che servirà a salvare le zone più scure. In Photoshop le uniremo ottenendo così un’unica immagine che rappresenterà le zone ottimali dell’intera inquadratura e, quindi, una perfetta fotografia.

CENTRALE
SOTTESPOSTA

SOVRAESPOSTA

Tecnicamente, però, dovremo scattare 3 o, in rari casi, più scatti con esposizioni diverse l’uno dall’altro perché dovremo sempre avere una perfetta esposizione per le singole zone, una per quella più luminosa (a scapito di quella più scura) e una per quella più scura (a scapito di quella più luminosa) sempre partendo da una “base” costituita dalla foto “centrale”.

Il calcolo delle corrette esposizioni lo affideremo alla reflex, naturalmente, prendendo nota delle differenze di esposizione fra la parte inferiore e quella superiore dell’inquadratura.

VALORE ESPOSIZIONE IN BASSO
VALORE ESPOSIZIONE IN ALTO

Una volta fatto questo “apriremo la forchetta” del comando bracketing della reflex e, dopo aver impostato la modalità di scatto in  autoscatto con ritardo di 2” faremo click con il nostro scatto remoto, la macchina fotografica provvederà automaticamente a scattare tre volte con esposizioni diverse e il gioco sarà fatto.

Avremo i nostri tre RAW pronti da lavorare.

PANNELLO COMPENSAZIONE EXP
FORCHETTA BRACKETING

Questo è il metodo con fotocamere CANON ma se avete NIKON o altro, nel menù della vostra reflex troverete sicuramente l’equivalente.

Per esperienza (tanta) vi dico che di solito la differenza di esposizione tra sopra e sotto è molto frequentemente pari a circa tre stop e che, quindi, la forchetta aperta a +1,5 e -1,5 coprirà più del 90% delle esigenze.

Il metodo di fusione degli scatti ottenuti in bracketing lo vedremo in un prossimo articolo.

Buona luce

Fabio

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