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Quattro sfocati in giro per i ghiacci

Quattro sfocati in giro per i ghiacci

Ebbene si, siamo tornati. Andati e tornati. Sono stati cinque giorni intensi, anche faticosi ma comunque bellissimi.

Giovedi scorso abbiamo attraversato l’Europa, da sud a nord, volandoci sopra con gli ottimi areoplani di KLM e SAS. Arrivati a Narvik e ritirata la Peugeot 508 SW noleggiata abbiamo fatto subito conoscenza con gli usi e i costumi Norvegesi … dopo le 19 non si mangia più !!!

Vabbè, ci accontentiamo di una birra – niente di speciale tranne il prezzo – e via a nanna.

La mattina, guardando fuori dalla finestra ci saluta l’Hurtigruten il famoso battello postale che facendo servizio lungo i fiordi trasporta pure turisti in cerca di crociere low-cost.

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Mi fa un po’ soggezione parlare di low-cost da queste parti. I prezzi sono davvero insostenibili. Per tre panini e quattro birre abbiamo pagato l’equivalente di 120 euro.

I norvegesi avranno pure uno dei redditi pro-capite più alti del mondo ma … diamine noi no !!!

Fatta colazione (ottima) in hotel siamo partiti verso le Lofoten con Gilberto alla guida che, imperturbabile, non accelera il passo nemmeno a spingerlo.

Ha una caratteristica il buon Gilberto. Quando c’è una curva da fare lui la “coglie” all’ultimo momento e così quelle a gomito a 90° vengono sempre percorse con preventiva frenata brusca … di quelle che fanno uscire gli occhi.

Gli abbiamo dedicato una di queste curve. Adesso dalle parti di Leknes c’è la curva Flumino, una specie di icona da percorrere, da oggi in poi, in religioso silenzio.

I Rorbur sono qualcosa di più che semplici “baracche da pescatori”. Sono cucce calde molto accoglienti dove si dorme benissimo e si mangia meglio soprattutto se ci si mette ai fornelli un cuoco buono e “terrone” come il nostro carissimo Vincenzo. Il suo sugo con i pomodorini locali ce lo ricorderemo per un pezzo !!!

In questa storia ha davvero poca importanza spiegare come si fanno le foto e se si sono fatte oppure no. E’ molto più importante raccontare e capire quanto sia bello restare qualche giorno in compagnia di amici veri, di quelli che fanno 9000 chilometri per assaporare insieme il gusto di una passione comune.

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La fotografia è altamente aggregante, si scambiano pareri, consigli e suggerimenti quasi di continuo. E’ stata la prima volta, per quanto mi riguarda, che non ho “lavorato da solo”. Nel senso che mi è molto piaciuto dare una mano – per quanto ho potuto – ai miei compagni di viaggio. Non me ne sono andato a fotografare da solo insomma, come ho quasi sempre fatto di solito.

Il tornare la sera (ma quando viene sera in Norvegia?) a “casa”, il prepararsi la cena, il condividere un bicchiere di vino locale e il raccontare a Roby, che l’alpino non lo ha fatto, il rito dello scherzo del cucù di quando NOI eravamo militari, non ha prezzo. Il ridere fino alle lacrime penso non succedesse da tempo.

L’aurora … non si è fatta vedere. E’ colpa mia. Le sto antipatico. Quando passo da quelle latitudini si nasconde sempre. Non ha importanza, abbiamo comunque visto posti meravigliosi, conosciuto gente diversa da noi sempre gentile pur nella loro algida cortesia. Non sono espansivi i norvegesi, sembrano un po’ “gelosi” della loro terra e delle loro abitudini ma sono sempre cortesi.

A domanda … rispondono. Come quando siamo andati a chiedere il favore di poter scaricare e stampare le nostre carte d’imbarco per i voli di ritorno.

“Grazie Signora. Quanto le dobbiamo?”

“Nulla, è stato un piacere. Mangiate un dolcino con noi?” … e ci ha offerto  il dolcino al cioccolato che abbiamo diviso con le sue Colleghe.

“Buon ritorno in Italia, state bene.”

Siamo stati bene, siamo tornati in Italia con un po’ di magone per la voglia di tornare lassù ma anche con la consapevolezza che anche noi viviamo, orgogliosi come i norvegesi, in un Paese meraviglioso.

Grazie a – in rigoroso ordine alfabetico – Gilberto, Roberto e Vincenzo. Siete stati GRANDI.

Vi voglio bene.

Fabio

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