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La gestione della luce (parte prima)

La gestione della luce (1)

Uno dei maggiori problemi dei fotografi – soprattutto paesaggisti – è la corretta gestione della luce.

A tutti è capitato di scattare una fotografia e trovarsi poi nelle condizioni, davvero deludenti, di avere un’immagine esposta correttamente solo per il cielo e con la zona bassa completamente nera o, viceversa, esposta correttamente per la zona bassa ed ottenere, in questo caso, il cielo completamente “bruciato”.

Questo succede perché i sensori delle fotocamere non hanno la stessa capacità che l’occhio umano possiede nel dirimere correttamente le grandi differenze di illuminazione fra una zona e l’altra della realtà osservata. Oggi il sensore più denso di pixel ne possiede circa 52 milioni ma il nostro occhio si può stimare ne abbia un equivalente di più o meno 130, ben superiore quindi al sensore più evoluto.

La premessa era necessaria per capire la necessità che i sensori hanno, per arrivare ad esporre correttamente un’immagine, di “bilanciare” preventivamente le differenze di luce.

In natura non esiste situazione “inversa”, nel senso che la parte alta dell’inquadratura di paesaggio – corrispondente al cielo  –  sarà sempre più luminosa di quella bassa perché la fonte principale di illuminazione viene sempre da quella posizione. Se questo è vero appare evidente che abbiamo la necessità di togliere luminosità a questa zona per pareggiarla alla parte bassa meno luminosa.

Per far questo bisogna utilizzare dei filtri graduati, detti GND (Graduated Neutral Density) di colore grigio neutro e di forma rettangolare, scuri sopra e trasparenti sotto. La percentuale di assorbimento della luce è variabile a seconda della sua “quantità” al momento dello scatto e così sceglieremo il filtro adatto con densità variabile da 1 fino a 3 stop e oltre.

Vengono prodotti in due tipologie diverse: HARD e SOFT dove per HARD si intende il filtro diviso equamente fra grigio e trasparente e per SOFT quello che digrada progressivamente dalla zona più scura a quella trasparente. L’HARD si userà principalmente in condizione di orizzonte “pulito” senza, cioè, ostacoli sulla sua linea mentre il SOFT nelle altre situazioni.

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Altro prodotto indispensabile da affiancare ai GND sono i filtri ND (Neutral Density) di colore grigio neutro e di forma quadrata necessari a scurire tutta l’inquadratura per costringere l’esposimetro a leggere una quantità inferiore di luce globale e, quindi, a scegliere un tempo di esposizione sufficientemente lungo per rendere i movimenti all’ interno dell’inquadratura “setosi”, vedi acqua e nuvole.

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I più famosi – oltreché migliori come qualità – sono i filtri LEE, azienda inglese che li produce con passione e tecnica ancora assolutamente artigianale.

Purtroppo non costano pochissimo ma bisogna prendere atto del fatto che se non sono indispensabili … poco ci manca e, a meno di “disgrazie”, sono un acquisto praticamente definitivo.

Come si adoperano? All’inizio è necessario un po’ di allenamento.

Non sono semplicissimi da usare nel senso che bisogna capire bene soprattutto come posizionarli all’interno dell’inquadratura onde evitare errori che poi porterebbero a renderli evidenti con zone scurite magari dove non servirebbe lo fossero. Una volta montati, tramite il loro supporto (holder),

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la linea dell’orizzonte ci servirà da riferimento e così, soprattutto all’ inizio, sarà utile prenderci la mano in situazioni, per esempio, di tramonto sul mare dove appunto l’orizzonte appare più evidente e privo di ostacoli. Posizioneremo la linea di “confine” fra la parte chiara e quella scura del filtro esattamente sulla linea dell’orizzonte e vedremo che, quasi per magia, sul nostro schermo live view tutto apparirà perfettamente leggibile senza zone troppo chiare o troppo scure.

Per quanto riguarda i filtri ND, come abbiamo detto, il loro scopo principale è quello di allungare i tempi di esposizione a vantaggio del far apparire acqua ed eventuali nuvole in movimento come “setose”.

Bisogna ricordarsi che l’acqua “setosa” la otterremo già con un’esposizione di circa 2” e quindi bisogna stare attenti a non esagerare in quanto un tempo troppo lungo la porterebbe allo sbiancamento che non sempre risulta piacevole.

I filtri ND più estremi hanno un assorbimento anche di 6 stop (little stopper) e di 10 stop (big stopper) portando l’esposizione il più delle volte ben oltre i 30” gestibili autonomamente dalla priorità al diaframma che avremo di solito in uso nella nostra fotocamera.

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Questo ci costringerà ad effettuare dei calcoli sul corretto tempo di esposizione che poi imposteremo durante la posa Bulb necessaria allo scopo. Molto utile allo scopo una comoda e intuitiva app da scaricare sugli smartphone di nome “Long Time”.

Da non dimenticare che le lunghe esposizioni indurranno dominanti cromatiche dovute all’uso di questi filtri tanto densi e che dovremo poi necessariamente correggere in post produzione come pure l’inevitabile rumore indotto dal riscaldamento del sensore.

Inutile dire che resta indispensabile l’uso di  cavalletto e scatto remoto.

Fabio

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